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Carbonia. Ludoteca e asilo nido, i boomerang del PD contro la giunta e la maggioranza.

Politica Locale
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Volano boomerang che manco in Australia, sulla scena politica di Carbonia. Gli “aborigeni” che hanno deciso di impugnare pericolosamente il curvo attrezzo da caccia sono tutti del PD e, a capo della tribù, si è posto l’ex sindaco Giuseppe Casti, con il suo spirito di rivalsa, dopo la scoppola subita il 19 giugno al ballottaggio per l’elezione del primo cittadini. Ma la rivincita cercata all’opposizione e le prime sedute caratterizzate dall’eccesso di timidezza da parte della maggioranza a Cinque Stelle, dopo la seduta del consiglio comunale di ieri, sembra molto lontana: almeno quanto le prossime elezioni regionali, previste – salvo complicazioni – per il 2019, per le quali si mormora da tempo di una candidatura di Giuseppe Casti, che avrebbe avuto luogo, si dice, anche in caso di vittoria alle comunali.
Forse proprio la timidezza di cui sopra e un eccesso di fiducia nel “sistema” ha condotto Casti e il suo partito – o, meglio, il gruppo in consiglio comunale – a portare in discussione faccende che, alla fine della fiera, si sono rivelate, come detto, veri e propri boomerang tornati sulla testa di chi aveva deciso di lanciarli.
E dire che, in settimana, si era verificato lo spiacevole infortunio, sempre da parte di Casti o, forse, del suo entourage, riguardante le dimissioni dell’assessore alle Politiche Sociali Arianna Vinci, costretta a lasciare l’incarico per motivazioni legate strettamente all’ambito familiare. All’uscita della notizia, Casti, su Facebook, ha attaccato attribuendo la defezione a questioni politiche: un primo infortunio, insomma, con il contorno di accuse di scarsa sensibilità e perfino, da parte della stessa Vinci, di «sciacallaggio politico». Nel frattempo, Casti e il gruppo del PD avevano già deciso di dare fuoco alle polveri in consiglio comunale su due questioni: la prima, già nota, riguardante la chiusura, a fine appalto, dei servizi di ludoteca, informagiovani e sala prove; la seconda, a porre in evidenza una riduzione dell’utenza dell’asilo nido comunale. Due “tagli”, secondo l’ex sindaco e il PD, di cui chiedere conto all’amministrazione in carica. Un boomerang il primo, due boomerang le seconde.
A dire il vero, sulle questioni, anche l’ “altra” opposizione – quella della coalizione guidata da Ugo Piano – ha chiesto la discussione attraverso interrogazioni, ma lo sviluppo della discussione, nonché la differenza di ruoli nel passato, ha suscitato risultanze assai differenti. Si preannunciano strade divergenti, insomma, per le opposizioni.
La tattica di Casti prevedeva una profferta di «collaborazione» alla maggioranza e alla giunta, finalizzate a una ricognizione nei capitoli di bilancio per il reperimento delle risorse per riaprire i servizi esauritisi per fine appalto e consentire a tutti i bambini per cui sono state presentate le domande per l’asilo nido di frequentarlo, perfino a quelli per i quali la domanda è stata presentata oltre il termine fissato.
Sulla prima questione, a rispondere a mozione e interrogazioni è stato l’assessore al Bilancio Mauro Manca. La sua ricostruzione è stata impietosa: di fatto, ha spiegato, la passata amministrazione, pur essendo ben conscia delle scadenze e del rischio per i lavoratori di quei servizi di perdere il posto di lavoro, si è limitata a prevedere solo il proseguimento, oltre il 30 giugno scorso, fino al 1° agosto. Quanto alla disponibilità del’ex sindaco a collaborare in commissione e in consiglio per offrire la propria sapienza amministrativa finalizzata a trovare le somme a suo dire presenti nel bilancio, Manca ha sparato a zero su quanto egli e la nuova giunta hanno trovato in cassa: un esame che ha messo in evidenza le difficoltà che la giunta Massidda avrà a far quadrare i conti, visto gli scarsi ricavi – già segnalati in sede di approvazione del bilancio di previsione da alcuni consiglieri di maggioranza poi passati all’opposizione – venuti dalla “lotta all’evasione”. Ma non solo: ha detto Manca che il comune deve fare fronte a pagamenti per 260 mila euro a causa di ritardi burocratici o spostamenti di fondi già destinati a obblighi. Per non parlare dei 2 milioni e mezzo per la copertura della discarica di Sa Terredda: ritardi negli adempimenti rischiano di costringere il comune di Carbonia a sborsarli dal proprio, invece di utilizzare i fondi regionali.
Il quadro insomma è di quelli che fa – per dirla con Dante – “tremar le vene e i polsi”. Per cui, ha concluso Manca, i servizi interrotti potranno essere garantiti solo ed esclusivamente a costo zero: ergo, con un affidamento a costo zero ad associazioni di volontariato o, per quanto riguarda, informagiovani, implementando il servizio all’interno dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico: «Se l'utenza sarà soddisfatta della gestione di tali associazioni – ha aggiunto l’assessore – si prolungherà il contratto di concessione di servizio, altrimenti si emaneranno gli idonei provvedimenti di indirizzo e finanziari per affidare il servizio con procedura ad evidenza pubblica o con ricorso al Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione, nel caso in cui ci fossero servizi di questo tipo presenti nel catalogo». Casti, ribadendo la possibilità di reperire i fondi nel bilancio, ha respinto la versione dell’assessore, soprattutto sui numeri (oltre che sindaco, era anche assessore al Bilancio) e ha rimandato la discussione in proposito quando si dovrà approvare il bilancio consuntivo. Ad ogni modo il Movimento 5 Stelle ha respinto la mozione. Voto positivo invece dalle altre opposizioni, che – con Michele Stivaletta – hanno chiesto alla maggioranza di accogliere l’avance di Casti.
Stesso copione per quanto riguarda l’asilo nido comunale. Casti, con un tono meno perentorio, ha chiesto un ripensamento, indicando nella somma di 45 mila euro il nodo per riaprire le iscrizioni, denaro reperibile, a suo dire, nel bilancio. A rispondergli è stato il sindaco: è emerso che, negli ultimi anni, all’aumento dei bambini frequentanti non è corrisposta una variazione del bilancio – argomento da approfondire, viste le procedure per lo spostamento di fondi fra capitoli di diversa natura – e che le somme indicate da Casti per l’obiettivo richiesto ammontano invece a 52 mila euro. Somma che, in definitiva, non è oggi, a detta della maggioranza, nelle disponibilità del comune. Interessante anche il fatto – riferito dal consigliere del M5S Eleonora Cera – che all’aumento dell’utenza non sia corrisposto un incremento del personale, bensì un incremento delle retribuzioni, alla voce “straordinario”, delle educatrici. Come se i piccoli utenti non debbano essere presi in carico tutti nelle stesso lasso di tempo. Le opposizioni non-PD, per bocca di Daniela Garau e Michele Stivaletta avevano posto in evidenza l’incongruenza giuridica dell’accettazione di domande presentate oltre il termine.

Giovanni Di Pasquale

Commenti   

# Rafaele Boi 2016-09-18 12:13
le rode ancora il culo --
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