Sull’utilità di un dibattito come quello che ha animato “Restart. Resilienza, per uno sviluppo sostenibile”, organizzato dall’amministrazione comunale e svoltosi ieri nella sala congressi della Grande Miniera di Serbariu, c’è poco da discutere. Lo ha ben detto il sindaco Paola Massidda, aprendo la serie di interventi. Ha citato due episodi: il convegno organizzato dalla RSU dell’Eurallumina, tenutosi qualche settimana fa, caratterizzato dall’uniformità degli interventi in favore della ripresa dell’attività dello stabilimento della Rusal; un altro appuntamento, svoltosi a Cagliari, con la presenza di esponenti dell’ambientalismo contrario all’industria pesante in Sardegna, considerato incompatibile con la salvaguardia dell’ambiente e la difesa della salute. «Due momenti interessanti – ha detto Massidda – ma senza discussione». Venerdì la discussione, moderata dal giornalista Vito Biolchini, c’è stata e, in alcuni passaggi, è stata anche piuttosto accesa. Come si era anticipato su queste pagine presentando il convegno, il “vis a vis” fra il coordinatore del Piano Sulcis Tore Cherchi e il soprintendente per i Beni archeologici, le Belle Arti e il Paesaggio di Cagliari e Oristano, l’architetto Fausto Martino prometteva scintille e così è stato: i “duellanti” hanno lasciato a casa il fioretto e si sono affrontati impugnando la sciabola. Ma nel convegno si è potuta anche valutare appieno la posizione del Movimento 5 Stelle riguardo al futuro dell’industria, grazie agli interventi dell’eurodeputato lucano, membro della commissione Ambiente, Piernicola Pedicini e dell’assessore alle Politiche per il territorio e la Sostenibilità ambientale Gianluca Mandas: a Carbonia, il cui territorio non contempla insediamenti di industria metallurgica o chimica e la cui amministrazione non ha posto nelle conferenze dei servizi, il M5S si muove con maggiore prudenza, conscio anche della delicatezza dell’argomento per l’impatto sull’occupazione e il reddito dell’intero territorio. Altrove, come in Basilicata, nei confronti dell’ENI, o a Macchiareddu, area ricadente nel comune di Assemini, colpita dall’ennesimo scandalo dopo l’arresto dei vertici della Fluorsid, vige invece nel pianeta a Cinque Stelle la sfiducia più totale nei confronti delle imprese operanti nel settore, considerate come un’accolita di predoni che non hanno riguardo che per i profitti e nessuno per i territori e le persone che vi abitano. Dar loro torto sarebbe difficile, sapendo quel che si sapeva, si sa è, duole dirlo, forse si saprà anche in futuro, quanto al rispetto delle norme da parte dell’industria pesante in Italia. In Italia, appunto, perché altrove, chimica e metallurgia – per non dire dei termovalorizzatori che, all’estero, vivono dei rifiuti trasportati a prezzi altissimi da comuni italiani i cui cittadini non li vogliono né ora né mai – convivono con le comunità senza che ciò meni scandalo nell’opinione pubblica. Ma certo, da queste parti se ne sono viste troppe. L’ultima, almeno per chi scrive, l’ha raccontata al numeroso pubblico di “Restart” Nedo Biancani, un fuoriclasse a livello internazionale nel settore delle tecniche di compatibilità fra industria inquinante e ambiente e in quello delle bonifiche. Biancani è consulente del comune di Portoscuso ed è autore dello studio sullo stato dell’inquinamento nell’area di Portovesme. Per arrivare alla redazione del lavoro, che rivelato un quadro preoccupante - «Una delle peggiori situazioni in Italia», ha puntualizzato venerdì – il tecnico si è rivolto a enti e imprese, al fine di avere i dati indispensabili per arrivare al traguardo: «Abbiamo avuto, come si può immaginare grande difficoltà, in questa raccolta di dati. Alla fine quasi tutti ci hanno dato qual che chiedevamo: solo alla Portovesme srl non hanno risposto. Anzi: non ci hanno fatto neppure entrare nello stabiimento». Con questi esempi di arroganza e mancanza di rispetto, convincere i cittadini che “industria e salute possono convivere” è un’impresa impossibile. Impossibile come il fatto che non si finisse per discutere sul progetto di riavvio dello stabilimento dell’Eurallumina. Il primo ad abbordare la questione è stato Pedicini, il quale ritiene assurdo che, viste le politiche dell’Unione europea, tale progetto si basi sull’installazione di una centrale a carbone e che, in Italia, si scelga di ricorrere alla bauxite invece che al riciclo dell’alluminio: «In Europa – ha spiegato – si incentiva da decenni la de carbonizzazione e qui si parla ancora di carbone. Quanto al riciclaggio, è più redditizio sia da punto di vista economico sia da quello dell’occupazione». Biancani ha stigmatizzato la costruzione della centrale da punto di vista tecnico: «Visto l’alto inquinamento dei suoli su cui dovrebbe essere costruita – questa la sua considerazione – mi domando come sarà possibile costruire le fondamenta». Ha puntato l’attenzione anche sulla questione della bauxite che dovrebbe essere utilizzata, proveniente da miniere dell’Africa sub sahariana: «Un minerale diverso da quello australiano – ha detto – contenente altre sostanze inquinanti, di cui si dovrà tenere conto. Quanto al bacino dei fanghi rossi in proda al mare, non dimentichiamo che in futuro è previsto un innalzamento del livello del mare». Quando la parola è passata all’architetto Martino, il “calore” del dibattito è aumentato notevolmente. Il soprintendente, unica voce contraria al progetto Rusal nella conferenza dei servizi, si è attirato gli strali di politici e sindacalisti: «Un attacco – così l’ha definito – che è stato un vero e proprio linciaggio mediatico, tra l’altro – ha aggiunto riferendosi a una lettera dell’assessore regionale all’Urbanistica Cristiano Erriu – con argomenti che hanno mostrato poca conoscenza delle norme che salvaguardano il paesaggio. Il consenso corale al progetto ha visto dirigenti regionali gettare il cuore oltre l’ostacolo e approvare l’inapprovabile». Le motivazioni del “niet” della soprintendenza, infatti, si riferiscono alle modificazioni del paesaggio insite nel progetto in discussione, con particolare riferimento ai 46 metri di altezza e ai 180 ettari di superficie del nuovo bacino dei fanghi rossi: «Il paesaggio degradato non può essere degradato ulteriormente ma va risanato. La Convenzione Europea del paesaggio lo dice chiaramente e parla di paesaggio come ciò che viene “percepito” dalle popolazioni. Il concetto di “percezione” dilata il concetto di paesaggio». Proprio a questo tema si è agganciato Tore Cherchi per ribaltare la tesi di Martino: “Quando si parla di “percezione” si parla di un concetto democratico. L’assenso del comune di Portoscuso, come rappresentante della volontà dei cittadini, alla ripresa dell’Eurallumina è assai più significativo del dissenso di un organo burocratico, il quale dovrebbe avere più rispetto delle istituzioni». Quanto alla pesante accusa ai dirigenti regionali, Cherchi, riferendosi ai fondi per le bonifiche, ne ha preso le difese: «I pubblici poteri – ha detto – non sono stati a guardare: hanno adottato tutti i provvedimenti affinché le aziende pagassero 164 milioni per il risanamento». Sollecitato da una domanda del sindaco, Cherchi ha detto la sua sulla compatibilità fra attività industriale e altri settori produttivi: «La vocazione industriale del Sulcis Iglesiente è nella sua storia secolare. Il Piano Sulcis indirizza i fondi sugli altri settori: infrastrutture, agricoltura, turismo. La convivenza è possibile». Lo è anche per Luca Saba, direttore generale di Coldiretti: «Dobbiamo puntare all’agricoltura di qualità ma certo il pessimo nome del territorio, quanto alla qualità dell’ambiente, non è un bel biglietto da visita. Solo con il rispetto delle norme il salto di qualità sarà possibile. D’altronde in Francia si produce champagne all’ombra delle centrali nucleari». Già, in Francia: questione di fiducia e di garanzia del rispetto della legge. Da queste parti la credibilità delle classe dirigenti è ai minimi e il rischio è che si resti a galla nel brodo dello scetticismo e delle posizioni radicali che si annullano reciprocamente. In quest’acqua sporca finirà per affogare anche il concetto di sostenibilità, illustrato dalla coordinatrice del Comitato per la promozione e protezione dei diritti umani Barbara Terenzi. Un concetto in fondo semplice: sostenibile è quell’attività umana che non lascia alle future generazioni la pesante eredità delle sue conseguenze. Tra le quali, forse, c’è anche il nulla che non si riesce a non immaginare e che si dovrebbe comunque scongiurare per il futuro di questa terra. Da subito, non da chissà quando.
Giovanni Di Pasquale
Carbonia. “Restart”, il confronto alla Grande Miniera sullo sviluppo sostenibile.
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