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Cisl. “È impensabile che i disavanzi della sanità sarda possano essere compensati con nuovi ticket o imposte a carico dei cittadini ”.

Politica Regionale
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Se la sanità, per un errore della politica in carica nel non lontano 2006, ricade totalmente sul bilancio regionale e se la Sardegna deve fare i conti con un deficit del sistema salute di 400 milioni di euro, ciò non dovrà ricadere sulle spalle dei cittadini sardi Neppure cattive gestioni delle aziende dovranno condizionare la spesa sanitaria futura già pesantemente sollecitata dalle precedenti manovre economiche e finanziarie o portare all’introduzione di nuovi ticket. 

E’ impensabile che la spesa sanitaria possa essere compensata attraverso l'introduzione di nuovi ticket o addizionali e non con una rinnovata riscrittura di quelle regole fra Regione e Governo centrale rivelatisi dannose per la nostra Isola. Se è fondamentale mantenere in equilibrio economico il sistema sanitario regionale, rispetto al quale il sindacato chiederà nelle prossime ore un'audizione all'Assessore Arru, è anche naturale sollecitare che esso non preveda nessun tipo di tagli.

Ricercare ulteriori economie sulla sanità solo ragionando all'interno dei meccanismi del bilancio regionale è un’operazione sbagliata sia sul piano culturale che politico in una fase storica delicata che invece presuppone interventi tesi a salvaguardare la qualità del welfare sanitario e socio assistenziale da intendere maggiormente quale motore per lo sviluppo e per la crescita dell'Isola.

Pertanto va riaperto immediatamente il confronto con lo Stato e vanno rivisti i termini di un accordo fallimentare che in Sardegna ha prodotto un bilancio pesantemente caratterizzato dalla spesa sanitaria e poco versatile per affrontare le politiche del lavoro e dello sviluppo.

Un bilancio sanitario che in sede di prossima finanziaria regionale dovrà evitare di far digerire azioni di contenimento della presenza socio sanitaria soprattutto sulle periferie o di ricorrere alle tasche dei Sardi già gravate dagli extracosti delle note diseconomie strutturali derivanti dalla complessità del vivere su un'Isola.

La via maestra da perseguire, secondo la CISL sarda, è l’eliminazione di sprechi e inefficienze e, soprattutto, valorizzare le professionalità dei lavoratori impiegati nel sistema sanitario e socio assistenziale dell'Isola da considerare maggiormente per il loro potenziale produttivo ed occupazionale.

Sovente, infatti, viene dimenticato che la sanità in Sardegna è una realtà che garantisce occupazione a circa 50.000 lavoratori. Professionisti al servizio della crescita della Regione da rimettere al centro delle riflessioni politico istituzionali in questa complicata stagione caratterizzata dal tentativo di mettere in campo nuove soluzioni ancora troppo sbilanciate sul fronte della ricerca degli equilibri di cassa.

Gli effetti devastanti di un'eventuale politica contenitiva dovranno essere contrastati al più presto con la mobilitazione di lavoratori e pensionati.

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