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Una grande alleanza istituzioni-forze sociali e imprenditoriali per un nuovo sviluppo

Politica Regionale
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Risalire la china sarà molto difficile senza un progetto economico-sociale che metta in moto sinergicamente alcuni volani di sviluppo. E’ , questa, l’impressione che deriva dalla lettura del rapporto BES 2015 (Benessere Equo Sostenibile) pubblicato nei giorni scorsi sui dati ISTAT riferiti al 2014.

Prima di tutto il tasso di occupazione ( 20-64 anni) l’anno scorso fermo al 51,8%, ben 8 punti al di sotto della media nazionale ( 59,9%), dodici punti distante da quello del Lazio ( la regione del Centro Italia col più basso tasso occupazionale), addirittura 15 punti dal Piemonte pur passato passato attraverso una grave crisi inedita per quella regione. Il tasso di occupazione (15-64 anni) registrato in Sardegna nel secondo trimestre 2015 era pari al 50,3%.

La Sardegna occupa nel 2014 il quinto posto nella graduatoria delle regioni col più alto tasso di mancata partecipazione al lavoro : 32,5%. La prima posizione è occupata dalla Sicilia (42,7%), seguita dalla Calabria (42,6%), Campania (41,3%), Puglia (37,3%). La media nazionale è pari a 22,9%.

Nella nostra regione va leggermente meglio, rispetto al resto dell’Italia meridionale, la percentuale di trasformazione nel corso di un anno da lavori instabili a lavori stabili: secondo un dato relativo al 2013 l’isola è a quota 18,3% nettamente migliore della Calabria (11,6), della Sicilia (14,4%) , di Molise (13,2) e Campania (14,7): La Basilicata nel 2014 ha portato questa percentuale a sfiorare il 30%. In Lombardia e Veneto è superiore al 26%., in Abruzzo, Liguria e Valle d’Aosta è intorno al 24%.

Un dato sicuramente positivo è il fatto che siamo la quarta migliore regione italiana con ridotta percentuale dei lavoratori a termine da almeno cinque anni : nel 2014 la Sardegna ne registrava circa 13 ogni 100 dipendenti a tempo determinato e collaboratori: la media nazionale è pari a 19,7%.

Ancora troppi i lavoratori dipendenti con una bassa paga: 12,1 su cento nel 2014. Una voce, quest’ultima, che registra veri e propri record negativi nel Sud Italia: 16,9 lavoratori in Sicilia, oltre 22 in Calabria, poco più di 19 su cento in Puglia, 17,8 in Campania. In questa categoria per le regioni del Nord la media è pari a 7,5%, nel Centro a 10,1.

Nel 2013 l’incidenza di occupati non regolari sul totale degli occupati è stata in Sardegna del 14,3%, cinque punti in più rispetto alla regioni del Nord e 2 punti oltre la media delle regioni dell’Italia centrale. La precarietà del sistema sardo è percepita chiaramente dai lavoratori occupati: l’11 per cento dei quali nel 2014 riteneva probabile che nei 6 mesi successivi potesse perdere il lavoro attuale o sia poco o per nulla probabile trovarne un altro simile. Un’impressione negativa confermata dal fatto che in Sardegna il 16,1% di occupati nel 2014 dichiarava di svolgere un lavoro a tempo parziale perchè non ne aveva trovato uno a tempo pieno: si tratta della più alta percentuale dopo la Sicilia.

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