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Non solo buon vino, dalle vigne possibile ottenere anche gas metano

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Il progetto internazionale Vienergy permetterà di usare gli scarti di potatura e delle vinacce per produrre energia elettrica e calore Non solo buon vino, dalle vigne possibile ottenere anche gas metano. Gli scarti di potatura e delle vinacce, prodotti in grande quantità dalle aziende vitivinicole italiane, potrebbero essere utilizzati per produrre energia elettrica e calore.
In un futuro non troppo lontano, infatti, sarà possibile ottenere importanti quantità di gas metano da questa materia considerata fino ad ora un banale rifiuto. E’ quanto promette il progetto Vienergy, i cui dati sono stati presentati al termine di una ricerca durata quasi due anni e che ha avuto tra i protagonisti un partenariato internazionale costituito tra aziende ed enti ricerca italiani e maltesi. Per i produttori di vini si prospetta pertanto un imminente salto di qualità verso l’innovazione, la sostenibilità e la produzione di “vini ad emissioni zero” ovvero di scegliere la Green economy come filosofia di produzione.Possibile produzione a impatto zero - Durante le attività del progetto sono stati compiuti anche degli studi per l’utilizzo della anidride carbonica (CO2) prodotta come scarto della fermentazione dei mosti.
Le attività del progetto hanno verificato come 1 litro di mosto in fermentazione produca oltre 80 grammi di anidride carbonica che per una cantina di medie dimensioni significherebbe l’emissione annua di circa 3500 tonnellate di questo gas. Anche la produzione di una bottiglia di vino comporta una emissione equivalente di CO2. Vale a dire una quantità di emissione di gas effetto serra per l’uso di energia da fonte fossile nelle varie fasi di produzione ed è stata calcolata mediamente intorno a 1,45 Kg di CO2 equivalente.Sistema già testato in Italia - Al fine di ridurre sensibilmente il valore della CO2 i ricercatori impegnati nel progetto hanno pensato di captare e riutilizzare la CO2 neutra di fermentazione (neutra in quanto assorbita dall’aria nella fase di sviluppo vegetativo) attraverso un impianto installato presso Cantine Colomba Bianca sviluppato da un’equipe di tecnici della Alternative Bionenergy di Marsala e la ditta Giannitrapani di Trapani. Il secondo passo prevedeva il controllo della qualità dell’anidride carbonica che si è dimostrata tanto pura da esser immediatamente riutilizzabile per i vari scopi.I possibili re-impieghi della CO2 oggetto della ricerca sono stati:
- Riutilizzo nel ciclo produttivo della Cantina
- Fissazione con sistemi biologici fotosintetici, ovvero la coltivazione di micro alghe che possono rappresentare una soluzione ai problemi futuri di alimentazione del pianeta
- Carbonatazione minerale, ovvero la produzione di carbonati e bicarbonati da riutilizzare per la ricomposizione dei Sali nelle acque alimentari ottenute nel processo di dissalazione, ad esempio il dissalatore di Trapani consuma 30 tonnellate la settimana di anidride carbonica
- Industria alimentare il settore delle bevande gasate consuma enormi quantitativi di CO2 tanto che in alcuni periodi dell’anno l’Italia è costretta ad importare la CO2 dall’estero
- Processi di raffreddamento delle stesse uve nel momento in cui attraverso impianti specifici si dovesse ottenere CO2 allo stato liquido Presso la cantina colomba bianca sono state effettuare delle prove di biofissazione utilizzando dei diversi ceppi di microalghe tramite l’impiego di fotobioreattori.Possibile ottenere metano dalla CO2 attraverso la reazione di Sabatier - Il foto bioerattore è un sistema che permette di convertire la CO2 in biomassa algale. Le alghe prodotte hanno un forte interesse nel settore farmaceutico, cosmetico ed alimentare e potrebbero garantire redditi alternativi alle cantine stesse. Ma la soluzione più importante che è stata verificata con i tecnici del progetto Vienergy e l’ingegnere Capriccioli di Enea è la possibilità di ottenere metano dalla CO2 attraverso la reazione di Sabatier. Si tratta di produrre metano mettendo assieme la CO2 e l’idrogeno prodotto a partire dalle fonti energetiche rinnovabili non programmabili. Queste ultime, in particolare il solare e l’eolico (solamente in provincia di Trapani ci sono 750MW di eolico e 150 MW di fotovoltaico) destabilizzano fortemente la rete soprattutto nelle ore di minor consumo e costringono il gestore della rete ad una loro disconnessione a cui segue un indennizzo per la mancata produzione. I risultati del progetto hanno confermato che è possibile produrre circa 400 metri cubi di gas metano per ettaro di vigneto coltivato partendo da uno scarto (anidride carbonica di fermentazione) e dall’opportunità di valorizzare la produzione eolica.

Redazione Tiscali

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