In prima persona si è buttato nella campagna referendaria, su di se si assume tutta le responsabilità di una clamorosa debacle con il No alla riforma costituzionale attorno al 60%. "Ho perso io, volevo tagliare le poltrone del Senato, è saltata la mia sedia", riconosce Matteo Renzi, provando a sdrammatizzare ma in realtà tradendo nel rossore degli occhi e nella voce quasi commossa, parlando da Palazzo Chigi con al fianco la moglie Agnese, il peso di una sconfitta che nessuno, nè al governo nè al Pd, aveva immaginato.
Le dimissioni
Il più giovane premier lascia la guida di un governo durato mille giorni ma non il Pd. Martedì riunirà la direzione e da lì si cercherà di capire la strada da prendere. In molti gli chiedono di restare ma Renzi è apparso inamovibile: "Come era evidente e scontato dal primo giorno la mia esperienza finisce qui, volevamo vincere e non partecipare", dice rivendicando la coerenza del rottamatore e la distanza dalla vecchia politica dove nessuno si dimette.
Il passaggio di consegne
Una distanza dai suoi predecessori che assicura di dimostrare anche quando avverrà il passaggio della campanella con il suo successore. "Con amicizia e con un abbraccio consegnerò la campanella ed i dossier su che cosa fare", assicura alludendo a quel gelido passaggio di consegne con Enrico Letta che da sempre l'ex sindaco di Firenze si è sentito addosso come un marchio di infamia.
"Ho fatto quello che dovevo fare"
"Ho fatto quello che dovevo fare. Ho proposto una riforma giusta. Ho combattuto contro la casta più schifosa. Se non mi vogliono me ne vado con la coscienza a posto": così Matteo Renzi nel suo giorno più difficile. E quel "me ne vado" va inteso in senso lato. Non si tratta solo di abbandonare Palazzo Chigi, ma addirittura di lasciare la segreteria del partito. Esattamente quello che aveva detto all’inizio di questa avventura referendaria: "Se perdo me ne vado anche dal partito". È un giorno intriso di amarezza quello in cui il premier deve prendere atto di una realtà che per qualsiasi leader è difficile metabolizzare. "Non credevo che potessero odiarmi così tanto", confessa Renzi ai collaboratori. E aggiunge: "Un odio distillato, purissimo". Non degli italiani. Sono gli avversari quelli a cui il presidente del Consiglio, che oggi rimetterà il suo mandato nelle mani del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, si riferisce. La minoranza del Partito democratico, per esempio, che ha fatto in modo che "ora Beppe Grillo si senta già al governo": "Altro che mucca in corridoio".
Le avvisaglie
Dopo aver votato in mattinata a Pontassieve, Renzi è rientrato a Roma nel pomeriggio quando dagli exit polls si era capito che più che una sconfitta il governo avrebbe subito una batosta. Con la moglie, il portavoce e pochissimi fedelissimi ha preferito aspettare i dati a Palazzo Chigi e non al Nazareno, dove erano riuniti i ministri più stretti, come Maria Elena Boschi e Dario Franceschini, e i vertici del Pd.
Sale lo spread e l'euro soffre
Intano lo spread tra Btp e Bund apre con un balzo a 178 punti dai 162 di venerdì pomeriggio. Il rendimento del titolo decennale italiano torna al 2%.
E ora, dall'Asia all'Europa passando per gli Stati Uniti, tutti gli occhi sono puntati sui mercati e sulle borse dopo l'annuncio delle dimissioni di Matteo Renzi. Borse sulle quali non potra' non pesare l'incertezza sul futuro dell'Italia e dell'Europa. La reazione piu' evidente al momento e' il crollo dell'euro, che scivola ai minimi degli ultimi 20 mesi, poco sopra quota 1,05 sul dollaro. Peggio di quanto accadde subito dopo lo shock della Brexit, sottolineano gli analisti. La Borsa di Tokyo ha aperto in calo dello 0,41%. La moneta unica subito dopo il passo indietro del presidente del Consiglio italiano e' scivolata a 1,0506 dollari, il livello piu' basso dal marzo 2015, per poi risalire leggermente a quota 1,0524 dollari (-1,3%). La prospettiva della parita' fra moneta unica e biglietto verde - sostengono alcuni commentatori - non e' piu' cosi' improbabile. Occhi puntati - oltre che su Milano e sulle principali piazze finanziare europee - anche sull'effetto che la vittoria del 'No' al referendum italiano e le dimissioni del governo Renzi avranno sull'andamento di Wall Street, dopo la striscia positiva di chiusure record inanellata dalla vittoria di Donald Trump alle presidenziali americane.
La Borsa di Milano apre in calo. L'indice Ftse Mib reagisce alle dimissioni di Matteo Renzi con un ribasso dell'1,8% a 16.774 punti. Affondano le banche con Unicredit in ribasso del 7,3% e Bpm del 5,4% mentre Mps non fa prezzo
Redazione Tiscali
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