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Thu, Apr

XXV Domenica (Anno liturgico C). Prudenza e impegno a largo raggio

Il Vangelo della Domenica
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I furbi, gli imbroglioni, l’ingiustizia, non sono nati ieri, sono antichi quanto l’uomo. Il profeta Amos ne descrive i particolari: Imbrogli sulla quantità e sulla qualità della merce, falsificando le bilance e vendendo per merce ottima la scadente. Il padrone, che aveva subito ingiustizia, lodò l’amministratore infedele, non di certo per la sua disonestà, ma per la sua scaltrezza e furbizia; quell’amministratore, che veniva licenziato, non si ammalò di depressione, “è finita a’ vita mia”, ma pensò ed escogitò come uscire da quella situazione incresciosa, pur con un agire disonesto. Gesù lamenta che per fare del male ci si organizza meglio che per fare del bene e vivere bene. Diceva Papa Luciani in una delle poche Domeniche all’Angelus in Piazza San Pietro: “Se vivessimo secondo i Comandamenti come andrebbe bene il mondo e come staremmo meglio tutti quanti noi!” Gesù ci invita non solo a non fare del male, ma ad amare e fare del bene soprattutto ai poveri, non lasciandoli soli in balia dei loro drammatici problemi; li avremo amici e un giorno ci spalancheranno le porte del Paradiso per una beata eternità. Amando Dio e il prossimo, si osservano tutti gli altri comandamenti e si ha una vita dignitosa, una vita che sfocerà in una pienezza di vita eterna. Necessita riflettere, parlare, pregare, esercitare bene la propria professione, convincere gli altri che vale la pena per tutti vivere così.“Pregare per gli uomini che stanno al potere … perché possiamo condurre una vita calma, tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio”, ci invita l’apostolo Paolo, scrivendo a Timoteo. Avremo infatti una vita tranquilla e dignitosa se le persone che sono al potere fanno leggi giuste, se mettono il bene comune al di sopra di ogni interesse personale, se ogni cittadino si sente rispettato nei suoi diritti e doveri. La sincerità dell’informazione e la fedeltà alla parola data devono essere alla base di ogni rapporto umano, di ogni professione. Evitare speculazioni indiscrete; essere ragionevoli e moderati nella ricerca del guadagno in ogni esercizio. Quel “Tutt’imma’ campà …”, “Tottusu obeusu bivi …”, va riferito a tutti i cittadini, ma proprio “tutti”, perché molti non abbiano a sopravvivere, ma abbiano una vita dignitosa.La preghiera, fatta all’inizio della celebrazione, ora mentalmente la ripetiamo perché, quanto abbiamo meditato, chiediamo al Signore che diventi consolante realtà. A m e n !

Padre Nicola, sacerdote redentorista,