Nel linguaggio biblico lavorare nella vigna del Signore significa essere popolo di Dio ed averne grande onore . Due Domeniche fa abbiamo visto che gli operai che erano andati a lavorare nella vigna fin dal mattino, e rappresentavano Israele, alla fine della giornata ricevettero la stessa paga degli operai dell’ultima ora, lamentandosi contro il padrone. Per loro, l’aver conosciuto Dio, che ci ama e vuole che viviamo da figli suoi e da fratelli tra di noi non era stato di vera gioia; erano perfino invidiosi che i pagani, incontrando Gesù, si convertissero e vivessero felici senza le tante precettazioni di uomini che avevano reso opprimente l’appartenenza al popolo di Dio, quali circoncisione, digiuni, riti vari e tanto altro!
Domenica scorsa si parlava del figlio, “Israele”, che disse al padre di andare a lavorare nella vigna, ma non andò; l’altro figlio invece, “pagani, peccatori vari, prostitute”, aveva detto di no, ma poi è andato; i peccatori incontrando Gesù si convertono, a differenza di tanti Scribi e Farisei. Oggi approfondiamo ulteriormente l’argomento. Israele, “i Farisei, il popolo di Dio”, ha lavorato dalla prima ora nella vigna, ma senza produrre frutto; ha ucciso i profeti e ucciderà il “Figlio” di Dio; la vigna sarà data ad altri, che la faranno fruttificare. Attualizzando la parola di Gesù Popolo di Dio sono i pagani, discepoli di Gesù sono le genti di ogni razza e lingua che vivono secondo lo spirito del Vangelo; Israele, rimasto ancorato all’Antico Testamento, sta ancora aspettando il Messia. Venendo a noi Cosa è rimasto di cristiano al Nord Africa, che era stato la culla del cristianesimo, la patria dei grandi Santi e Padri della Chiesa quali S. Basilio, S. Cipriano, S. Agostino, S. Giovanni Crisostomo e tanti altri …?! All’Europa, che ha esportato nel mondo il Vangelo e un bagaglio di valori che è diventato patrimonio universale, cosa è rimasto di cristiano?! La Chiesa non verrà mai meno, ci assicura Gesù, ma le Chiese locali potranno anche scomparire; templi, chiese un tempo meraviglie, oggi ruderi; noi stessi cristiani non possiamo presumere di essere con Gesù e di parlare in suo nome solo perché siamo stati battezzati e abbiamo ricevuti i vari sacramenti, se poi pensiamo, parliamo e viviamo in tutt’altro modo di come ci ha insegnato Lui. L’evangelista Giovanni nella sua prima lettera precisa: “Abbiamo la certezza di essere uniti a Dio se ci comportiamo come si è comportato Gesù”; e S. Paolo ai Filippesi: “Quello che è vero, giusto e bello sia nei vostri pensieri”; oggi preghiamo e auguriamo che sia nella nostra vita e in tutti. A M E N !
Nicola Fiscante, sacerdote redentorista