Domenica scorsa abbiamo visto che Gesù ha operato la moltiplicazione dei pani, servendosi di quei pochi pani e pesci che avevano i discepoli. Dio ha bisogno degli uomini, Dio ha bisogno di noi; anche dal punto di vista liturgico non avremmo l’Eucarestia se non portassimo all’altare il pane e il vino. “Nulla vada perduto” di ciò che siamo, di ciò che abbiamo, intelligenza, cuore e varie membra del nostro corpo, perché Gesù continui ad amare, a parlare, a fare del bene a questa umanità. Può sembrare quasi che Gesù voglia trascurare il pane materiale, ma non è così. Lui vuole istruirci per la vita, vuole non darci il pesce da mangiare, e domani saremmo punto e a capo, ma vuole anzitutto insegnarci a pescare. Siamo un solo corpo, abbiamo una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio, Padre di tutti, che è per tutti, e noi siamo fratelli. Vivendo come e quali siamo, avremmo pane in abbondanza e una vita eterna beata. Gesù da “Buon Pastore” e da “Maestro” non accontenta la gente esaudendo le loro spicciole richieste non coinvolgenti ma ammaestra e, se necessario, rimprovera. Si tratta di lasciarci coinvolgere con mente e cuore, nelle parole e nelle opere. I miracoli che Lui opera rivelano la sua identità e non si può continuare a vivere di ricordi. La moltiplicazione dei pani e “il pane vivo disceso dal cielo” di cui parla sono ben più della manna nel deserto al tempo di Mosè. Per le cose che ci rattristano non dobbiamo mormorare contro Mosè e contro Dio, ma contro noi stessi dalla testa dura e dal cuore di pietra perché non diventiamo “uomini nuovi, nella giustizia e santità”, non sappiamo accogliere e gustare il “pane della vita". S. Alfonso Maria de’ Liguori, che oggi festeggiamo, è un esempio luminoso di come si può vivere perché il mondo vada meglio. Fu uno studente che studiava, laureandosi in legge a soli 17 anni; esercitò la professione di avvocato per 10 anni, ammirato da tutti per la sua onestà e professionalità; fu un sacerdote che portò tante innovazioni per aiutare tutti a conoscere e vivere secondo il Vangelo e a tale scopo fondò l’Istituto dei Missionari Redentoristi; fu un Vescovo zelantissimo; scrisse 111 libri, di cui anche una grammatica d’italiano; scrisse parole e musica di canzoncine spirituali, quale “Tu scendi dalle stelle”, per far conoscere e amare Gesù. Oggi lo invochiamo santo, dottore della Chiesa, maestro di fede e di costumi; patrono dei moralisti, confessori, musicisti, avvocati; modello di vita nella Chiesa e nella società. Gli siamo davvero grati e faremo tesoro del suo insegnamento. Amen.
Padre Nicola Fiscante, sacerdote redentorista, San Sperate