Don Abbondio de “I Promessi sposi” del Manzoni dice la celebre frase: “Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”. E invece qualcosa bisogna fare, dobbiamo fare. Il profeta Elia è in piena crisi, fuggitivo nel deserto per scampare all’ira della regina Gezabele; non ne può più e invoca la morte. Proprio in questo dramma Elia sperimenta la salvezza che viene da Dio. Ciascuno di noi, prima o poi, sperimenta momenti di crisi, a volte drammatici, come quelli di Elia, e qualche persona la finisce addirittura col suicidio. In una Missione Parrocchiale, visitando le famiglie e suonando ad un appartamento, aprì la porta un signore che, senza neppure darmi il tempo del saluto, mi disse: “Non ho bisogno di niente e di nessuno!” Io col sorriso e sotto voce: “Glielo auguro per molto! Ma, se un giorno dovesse trovarsi in una qualsiasi difficoltà, mi permetto di suggerirgli un nome: Gesù Cristo; poi …, faccia lei!” Lui, stringendomi forte la mano, sussurrò: Quanto la ringrazio! Il Concilio ecumenico Vaticano II parla di Gesù come risposta ai problemi più profondi del cuore dell’uomo . (cfr n° 22 Gaudium et Spes) In alcuni momenti e situazioni drammatiche, infatti, l’uomo cosa potrà dire ad un altro uomo, quando nella malattia gli stessi medici giungono a dire: non possiamo farci più nulla. Gesù è Dio venuto incontro all’uomo nella giustizia e nella santità, modello di vita per tutti; è Dio che perdona e che, risorgendo il mattino di Pasqua, ci garantisce una vita eterna in pienezza, non più soggetta ad alcunché di spiacevole, e al presente esserci anche dei miracoli. Io, dice Gesù, sono quel pane che ha dato al profeta Elia la forza di superare il suo dramma e arrivare fino al monte dell’incontro con Dio. Quasi a dire: io nutro, io sazio la fame di verità e giustizia che è innegabilmente nell’uomo. Conoscere Gesù e accogliere il suo messaggio è ricevere un aiuto per non soccombere alle tante gravi situazioni. Conoscere Gesù non è sapere dei particolari della sua persona, conoscere i suoi familiari, parenti, attività, come da parte di alcuni scribi e farisei, ma essere coinvolti dal suo messaggio. Si potrebbe conoscere il Vangelo e tutte le interpretazioni esegetiche ma senza esserne coinvolti e vivere come se Gesù non fosse mai esistito. Anche il demonio conosce tutta la teologia ma che gli giova?! C’è una conoscenza di Gesù crocifisso e risorto che ci cambia la vita, accogliendolo come l’uomo più grande, più giusto, più buono, crocifisso e risorto, come il Dio che ci assicura una vita bella, eterna oltre la morte. Ne veniamo trasformati e contribuiamo a cambiare in meglio il mondo. Veramente, o Gesù, sei il vero pane che dà la vita. Amen.
Nicola Fiscante, sacerdote redentorista, San Sperate