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24
Tue, Feb

Domenica delle Palme. Gesù entra a Gerusalemme

Il Vangelo della Domenica
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Riviviamo ogni anno i giorni della Settimana Santa, detta anche settimana di passione. “santa”, perché al centro c’è Lui, Gesù, il Santo per eccellenza, il Santo di Dio; “di passione”, perché Lui è uomo di passione nel senso più ampio della parola, appassionato d’amore per noi fino ad affrontare la morte in croce per salvarci. Gesù non ci cambia con una legge, ma con un amore così grande che diventa legge: Amare come ama Lui. Di fronte a Gesù non si può rimanere indifferenti, o neutrali, perché amare Lui è amare la verità, la giustizia, riconoscendo e vivendo la pari dignità di ogni essere umano, con gli stessi diritti e doveri, al di là di tutto il resto che ci distingue. Tutto questo viveva e insegnava Gesù più di 2000 anni fa, e che l’Organizzazione delle Nazioni Unite nel 1948 ha riconosciuto e approvato in termini di legge universale. Ulivo campanilePeccato che ogni giorno e in più parti del mondo tutto ciò non viene osservato e ci si fa tanto male da dover ripetere: “Se questo è un uomo…”. Perché Gesù è stato condannato? È stato condannato perché si preferiscono le parole alle opere, i sacrifici e i gesti rituali alla verità, alla giustizia, all’amore, alla misericordia; perché si ha paura della verità, di amare come ama Lui; è condannato perché c’è l’idolatria del danaro e del potere, la malizia dei furbi, la diffidenza di molti, la schiavitù delle abitudini e delle tradizioni: “fanno tutti così”, “abbiamo fatto sempre così”. Chi non sceglie la verità e la giustizia, chi non denuncia le ingiustizie, chi non ama, è complice del male. Gesù entra in Gerusalemme, ma desidera entrare in tutte le città del mondo, entrare nella vita degli uomini, per farci uscire dalle varie schiavitù e renderci più umani e solidali. Il suo volto, mite ed umile, fra 6 giorni sarà quello di un crocifisso; oggi palme e ramoscelli d’ulivo in segno di festa, fra qualche giorno nell’orto degli ulivi in preghiera e sudando sangue per l’angoscia della morte; il venerdì santo non avrà più l’aspetto di un uomo per come lo hanno sfigurato. A questo portano i grandi peccati del Golgota, i veri e grandi peccati della società. Solo un Dio poteva vivere e morire così! Lo comprese bene un soldato romano, il Centurione, che disse: Veramente quest’uomo era Figlio di Dio! Anche noi vogliamo essere come il Centurione nel riconoscere Gesù; vogliamo essere come Pietro, che pianse il proprio peccato. Stando più vicino a Gesù, volendogli più bene, le cose andranno certamente meglio. Risorgeremo anche noi con Lui!


Nicola Fiscante, sacerdote redentorista, San Sperate