Tutti i Cristiani devono riconoscersi nei 72 discepoli inviati da Gesù ad annunciare il Vangelo in ogni città e luogo dove Egli stava per recarsi. Una prima riflessione è sul numero 72. Non è una semplice notazione quantitativa; 72 erano le nazioni conosciute della terra secondo l'antica tradizione ebraica. È come dire che fin dall'inizio l'orizzonte evangelico si apre a tutti i popoli, a tutte le culture; nessuno è esclu¬so dallo sguardo e dalla preoccupazione di Gesù. Di fronte a questa moltitudine immensa Gesù rileva: ”La messe è molta, gli operai son pochi“. C'è una sproporzione tra l'enorme attesa della gente e il pic¬colo numero dei discepoli.
Gesù ci suggerisce anche il come andare… “Mandò i discepoli a due a due”; perché la prima predica fosse anzitutto l'amore reciproco; le parole devono essere testimoniate dalla vita. «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri». (Gv 13,35) Ci domandiamo: c' è comunione tra i Cristiani? C’è la preoccupazione perché si cre¬sca come vera, grande famiglia dei figli di Dio allargata a tutti gli uomini?
La Chiesa, e ogni comunità cristiana, sente tanto vere le parole di Gesù: «Io vi mando come agnelli in mezzo a lupi» (v. 3). Non è un compito age¬vole per un «agnello» far cambiare vita al «lupo»; non è facile sconfiggere l'individualismo, l'arroganza, la sete di danaro e di potere, badando alla dignità, agli interessi di tutti, al bene comune. Questi “agnelli” debbono presentarsi «senza borsa, né bisaccia». L'unica loro forza dev’essere la verità, la pa¬ce e l’amore vicendevole; verità su Dio e sull’uomo, su Dio che vuole il bene di tutti gli uomini, di tutto l’uomo. “Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò”, dice Dio. (Is 66,13) La grande ricchezza e forza del cristiano è di voler bene a Dio e agli uomini nella verità. Quanti lungo i secoli si sono convertiti a Dio e al Vangelo, sono diventati “nuova creatura”, sono stati di aiuto per il progresso del mondo! Possiamo onestamente affermare che senza Gesù di Nazaret la storia dell’umanità sarebbe stata diversa, di certo non migliore.
In conclusione Se, come cristiani, non dovessimo essere accolti, non scuoteremo la polvere dai nostri piedi, ma faremo una preghiera in più per chi non ci accoglie, chiedendo noi perdono di non aver sempre testimoniato l’amore fraterno e di non aver predicato abbastanza la giustizia tra gli uomini, come la Parola di Dio e il Vangelo esigono: “il salario dell’operaio al tuo servizio, non rimanga la notte presso di te”;(Lv 19,13) “ho avuto fame e tu non mi hai dato da mangiare”, “ero in necessità e non mi avete aiutato”.(Mt 25,42) A volte, lungo i secoli, come cristiani si è data l’impressione di essere un po’ disincarnati dalla storia, da far dire a qualcuno che “la religione è l’oppio dei popoli”. Di ciò chiediamo perdono a Dio e agli uomini; e “i nostri nomi saranno scritti in cielo”. (Lc 10,20) Sono questi i grandi valori e lo stile di vita che ci distinguono e che dobbiamo testimoniare e predicare. Perciò vogliamo pregare così: O Dio, donaci il coraggio apostolico e la libertà evangelica, perché rendiamo presente in ogni ambiente di vita la Tua Parola di verità, di giustizia, di amore e di pace. A M E N !
Nicola Fiscante, sacerdote redentorista, San Sperate,