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17
Fri, Apr

XXIV Domenica (anno lit. C) Amore sempre…; torna, che ti perdono…

Il Vangelo della Domenica
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“Figlio, deh torna, o figlio, torna al tuo padre amante; ahi quante volte, ahi quante, io sospirai per te. Pensa che figlio sei, pensa che padre io sono; torna, che ti perdono, non dubitar di me. “ (S. Alfonso Maria de’ Liguori)
Gesù è circondato da gente poco raccomandabile, ma in questa occasione riscattata dal desiderio di ascoltare uno che ha parole diverse, che invita a cambiare vita, che dimostra di volere davvero bene. Costui vuole tanto bene che vuole salvare non tanti, ma tutti. A tal proposito Gesù racconta tre parabole. Non gli basta che si salvino 99 pecorelle su 100, ma le vuole tutte salve; vuole che nessuna monete vada perduta, e che tutti e due i figli si salvino. La salvezza sta nel riconoscere che si è sbagliato, che si poteva fare meglio e di più, e ci si impegna in un nuovo cammino. Ne scaturisce solo bellezza di vita e gioia di tutti. Chi non riconosce che se tutti agiscono bene tutti stiamo meglio?! E questo cammino è possibile a tutti; per gente di lavoro come Pietro, il pescatore di Galilea; per gente di cultura come Paolo di Tarso; per i ricchi come Zaccheo e Matteo il pubblicano del Vangelo. Certo non bastano le parole, o i buoni sentimenti, ma occorrono le azioni; dalle vostre opere vi riconosceranno; l’albero buono o cattivo lo si riconosce dai suoi frutti. Si comprende bene quindi come l’amore è per tutti; la misericordia, il perdono e il far festa per chi si immette sulla retta via. La parabola del figliol prodigo e del padre misericordioso ce lo insegna in tutta la sua evidenza. Il figlio peccatore è riabbracciato dal padre solo quando ritorna a casa, avendo riconosciuto i suoi torti, ricordando la bontà del padre, e implicitamente decidendo di non peccare più. Il perdono non lo può raggiungere finché continua a vivere male, anche se il padre continua ad amarlo e lo aspetta. “Torna, che ti perdono…”. La misericordia umana e cristiana non è mai accettazione del male o rassegnazione di fronte alle aberrazioni; è accoglienza a cuore aperto di chi ammette di aver fatto il male e se ne pente. È commovente anche una ulteriore affermazione di Gesù: C’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte. Il pentimento nel primo momento può apparire aspro e duro, ma immediatamente è fonte di gioia, e di gioia proprio per tutti, perfino in Paradiso.

Nicola Fiscante, sacerdote redentorista, San Sperate