NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

Approvo
16
Thu, Apr

XXXII Domenica Anno liturgico C. Che ne sarà di noi dopo questa esistenza terrena…?

Il Vangelo della Domenica
Aspetto
Condividi

“Si ha la speranza di essere da Dio risuscitati”, pensava il popolo d’Israele prima della venuta di Gesù. Il grande filosofo Platone parlava di un mondo, che esisterà oltre la morte, in cui vivrà la parte spirituale di noi. Ma come sarà questo mondo, e come saremo noi?! Penso che possiamo solo balbettare di questi argomenti; è come se chiedessimo ad un bambino di scuola materna che ci parli della vita da adulti. Gesù parlandoci del nostro passaggio dalla vita terrena a quella eterna usa l’immagine del parto; si nasce a quella vita, che è vera vita, pienezza di vita, ma attraverso i dolori del parto. Il bambino nel grembo materno e la sua mamma stavano bene in quei 9 mesi, ma devono pur sapere che tale periodo è di preparazione alla vita fuori dal grembo con il parto e la nascita. Dobbiamo esser grati a Gesù, oltre che per averci detto tante cose meravigliose, soprattutto per essere morto quel Venerdì Santo e poi per 40 giorni essersi mostrato agli Apostoli e a tanta gente più vivo che mai, con il suo vero corpo che era stato crocifisso, e ora poteva mangiare, bere, ed esser dappertutto, senza il condizionamento delle leggi fisiche, biologiche, senza che qualcuno potesse fargli più del male; incontrarsi con i vecchi amici di prima, gli Apostoli e i discepoli, suscitando tanta gioia “da non credere” ! L’Apostolo Paolo, parlando della nostra vita oltre la morte, si esprime dicendo che Dio ci sta preparando qualcosa di bello che non riusciamo neppure ad immaginare. Il papa Giovanni Paolo II diceva a tal proposito: “Avremo in pienezza ciò che di bello e di buono in questa nostra esistenza terrena abbiamo appena assaporato”. Sull’esempio di Gesù che ha rincontrato gli Apostoli, i discepoli e i vecchi amici di ieri, noi, entrando nell’eternità, con la nostra risurrezione, rincontreremo i familiari, i parenti, gli amici, con immensa gioia, senza esser più soggetti ad alcun male, a leggi fisiche e biologiche, e sarà ancora più bello che a casa un tempo. Dire di più o diversamente, penso, ci allontaneremmo dalla verità. Credo sia in questa linea la risposta di Gesù ai Sadducei, che non credevano alla risurrezione. Il grande e dottore della Chiesa Sant’Agostino giustamente scriveva: “Se Platone fosse vissuto dopo Gesù avrebbe abbracciato il Cristianesimo come “La vera religione” perché, ciò che di spirituale lui pensava esistesse oltre la morte, Gesù ha inconfutabilmente dimostrata l’esistenza non solo lo spirituale ma integralmente e totalmente come siamo nel nostro essere”. Possiamo dire e ripetere con “ragione e fede”: Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà.

Nicola Fiscante, sacerdote redentorista, San Sperate