Erano molto tristi i discepoli di Gesù in cammino verso Emmaus; e la tristezza era più che giustificata; avevano sperato che fosse Lui il Messia – Salvatore; ma Gesù era morto e per loro nulla era cambiato; anzi le cose le vedevano peggiorate, in quanto era stato ucciso Gesù un innocente, uno buono e giusto come nessun altro. E che avrebbero potuto aspettarsi di più e di meglio?! Il Signore Gesù, crocifisso e sepolto il Venerdì Santo, però era risorto ed ora si accosta a loro lungo il cammino. Non lo riconoscono! E Lui chiede il perché di tanta tristezza. Con un fare anche poco delicato gli rispondono: Tu solo sei così forestiero a Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?. Il paradosso è che “il forestiero” è Colui di cui stanno parlando. "Noi speravamo che fosse Lui a liberare Israele, ma ormai tutto è finito". La tristezza quindi subentra alla speranza. Quasi a titolo di cronaca, senza crederci, aggiungono: alcune donne delle nostre ci hanno sconvolti: recatesi al mattino al sepolcro, e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di avere avuto una visione di angeli i quali affermano che egli è vivo. Ma Lui non l'hanno visto. Gesù li lascia parlare e aprire tutto il loro animo, per poi rispondere e fugare ogni perplessità. Rimprovera la loro incredulità: stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! E si mette a spiegare loro le Scritture che si riferivano al Messia. Camminando…, camminando…, si fa sera. Dal cuore dei due sorge spontaneo l’invito: resta con noi! Gesù accoglie l'invito ed entra in casa. Durante la cena, allo spezzare il pane, si aprono i loro occhi e lo riconoscono. Erano stati un po’ superficiali a non riconoscerlo prima: Ma non ci ardeva il cuore nel petto mentre Egli ci parlava e ci spiegava le Scritture?! Sapevano bene quindi che Gesù quando parlava comunicava verità e gioia; era il suo distintivo. Con Gesù risorto Dopo che lo hanno riconosciuto “Risorto”, tutto cambia per loro. E cambia tutto anche per noi e per gli uomini di tutti i tempi. La vita non finisce con la morte il Venerdì Santo; ci sarà, come lo è stato per Gesù, una vera vita, bella o brutta, a seconda di come si è vissuti, come il Signore Gesù aveva ben spiegato lungo tutto il Vangelo. Dio ci è Padre e non fa preferenze di persone; ciascuno sarà giudicato secondo le proprie azioni; c’è bontà in Dio, ma occorre buona volontà da parte nostra nell’agire bene. È quanto preghiamo ed auguriamo per tutti.
Nicola Fiscante, sacerdote redentorista, San Sperate