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Thu, Apr

XXXIII Domenica ( Anno liturgico A)

Il Vangelo della Domenica
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Dal Libro dei Proverbi abbiamo ascoltato gli elogi di una brava donna e una brava moglie; nel brano evangelico è descritto l’impegno a far fruttificare i propri talenti, cioè le proprie doti; vivendo così, ci esorta l’apostolo Paolo, non saremo colti di sorpresa in quel giorno e in quell’ora di passaggio dalla vita terrena all’eternità. Vediamone l’attualizzazione La Parola di Dio e la società in cui siamo immersi ci spingono a riflettere sulla donna e sul nostro vivere quotidiano. Poco più della metà degli esseri umani sono donne; abitualmente nell’assemblea domenicale le donne sono in maggioranza rispetto agli uomini; l’8 marzo si celebra la festa della donna; il regista Fellini ha realizzato il film La Città delle Donne; c’è stato il movimento delle femministe in risposta al maschilismo; ricordiamo a tal proposito il detto che ci ha fatto poco onore: ma l’uomo è uomo, chiudendo quasi un occhio su certe illiceità che degli uomini si son concesse. 2000 anni fa Gesù contestava la mentalità del suo tempo sui rapporti uomo-donna. L’uomo poteva ripudiare la propria moglie; l’adulterio della donna poteva essere punito legalmente e questo si è protratto nel tempo, anche in Italia fino al 1975 con l’approvazione del Nuovo Diritto di Famiglia. Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di lei..., disse quel giorno Gesù. Per Gesù il peccato della donna non è più grave di quello dell’uomo; l’apostolo Paolo scrive ai Galati: non c’è più né maschio - né femmina, né giudeo - né greco, siamo uno in Cristo. Gesù nel suo insegnamento esalta la distinzione fisica, ma non concepisce disuguaglianza di dignità; stessa dignità nella complementarietà dei sessi. Alla creazione, constatando che l’uomo non poteva vivere bene da solo, Dio non fece un altro uomo, ma creò la donna. E fu una meraviglia! Il sogno di Adamo divenne realtà. IL discorso dei talenti: ciascuno per quello che è si impegni a realizzarsi operando bene nella società e nella Chiesa, la donna con la sua femminilità e l’uomo con la sua mascolinità. In tal modo faremo fruttificare i talenti; miglioreremo noi stessi, le nostre sorti e quelle degli altri; faremo camminare l’umanità nella civiltà della fede e dell’amore. Sotterrare il talento, vorrebbe dire sottrarsi alle proprie responsabilità. Ma questo non è consentito a nessuno. Spesso nei riguardi di qualcuno ci viene da dire: Che bravo uomo! Che brava donna! Che bravo ragazzo! Che bravo medico! Che bravo operaio! Che bravo sacerdote! Se così, un giorno anche Gesù ci dirà: Bravo, servo buono e fedele, entra nella gioia del tuo Signore! Solo così quel giorno e quell’ora non ci coglieranno di sorpresa, non avremo sciupata la vita e vivremo qual cosa di bello per l’eternità. A M E N .

P. Nicola Fiscante, sacerdote Redentorista