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Sun, Jan

Era domenica.

RACCONTI E POESIE ì
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Noi si viveva a San Giovanni Suergiu e le domeniche si trascorrevano dai nonni a Nuxis. Nella casa "della curva" si preparava il pranzo. Tutto come sempre e l'aspettativa di una giornata speciale. Io e mio fratello, per strada coi bambini e le bambine della via. La giornata non era limpida e neppure tanto calda. Come succede spesso, la velatura polverosa, attribuiva alle cose un senso malinconico. D'un tratto, un senso di vertigine. Uno sbandamento e nuovamente tutto in equilibrio. Qualche secondo dopo, da tutte le case che s'affacciavano sulla strada, donne e uomini, si riversarono nella via. Era buffo vedere i loro attoniti visi. Il vociare simultaneo di domande e tentativi di spiegazioni. La base Nato tra le ipotesi più possibili. "Fui acanta de sa credenza, est tremiu totu" "a mimi m'est partu ca fura arruendimindi sa bovira". I discorsi si sovrapponevano e poi, tutti dentro per il tg2 nella speranza di conoscere le cause.
Appunto "sa televisioni" informa del maremoto originato nelle coste di Carloforte e percepito in tutto il sulcis iglesiente e circondario di Cagliari. La notizia lasciò sgomenti; la Sardegna non è terra sismica!
Stupore misto a timore per una certezza non più tale.
Novembre 2020
Otto mesi di pandemia. Non una domenica. Quasi un anno. Viaggio in macchina lungo e pensoso. I giri della mente toccano il ricordo del terremoto e mi viene l'accostamento. In questo lungo anno la tenuta della stabilità emotiva è stata messa a dura prova. Un inizio anno con una grande delusione personale e il dolore di una perdita. Ancora alle prese con le ferite e dall'oriente arrivano notizie allarmanti, ma la nostra "non è una terra sismica" e di certo non dobbiamo preoccuparcene, mentre già la terra sotto i piedi scivola via. Scivolano inesorabili le certezze. Sembra un esperimento sociale dove viene testata la capacità di resistenza. Finalmente la tanto nominata resilienza, ha modo di far mostra di sé. Ciascuno trova il modo per barcamenarsi in un evento che passa dall'improbabile iniziale al possibile per collocarsi nell'incredibile da assimilare. Uno scossone che non ha fatto tintinnare i bicchieri dentro le credenze, piuttosto ha levato la concretezza di un pavimento solido.
Otto mesi di incertezza piegano e piagano l'anima. Nella fine, la verifica di quanto è cambiato all'esterno e nell'intimo di ciascuno. Personalmente i segni li sento già e la sensazione è quella di annaspare cercando aria e la paura di finire giù trascinata dal peso.
Non temo la malattia fisica quanto l'orrore delle emozioni che la stessa produce insistentemente e da un tempo prolungato
...intanto si allestisce il natale e mai come in questo anno lo percepisco come blasfemo
Claudia Serra