È imperfetto, come me. Così come me, ha tanti nodi in risalto. Nei, imperfezioni e irregolarita. Non è paglia. Nemmeno raffia. È iuta! Due settimane fa, ho acquistato una matassa da 15 mt di iuta grossa. Troppo grossa. Fin da subito mi son resa conto che l'impresa sarebbe stata complicata,tuttavia non ho desistito. Davvero troppo grossa perché composta da tre fili, ho brigato alquanto per destruirli e comporre tre nuove matasse più sottili. Ho seguito diversi tutorial perché oggi così si fa, per poi cominciare e "inventare" il modo a me più congegnale. Tra un intreccio e l'altro, ho pensato a come la sedia e non "seduta", sia arrivata a me una sera di una 15ina d'anni fa.
Era sera tarda di un autunno estremamente piovoso. Rientravo dal lavoro e, nellatto di parcheggiare l'auto, vedo accatastati uno sull'altro, diversi pezzi di arredamento piuttosto datato. Le sedie le scorsi subito. Erano uguali a quelle della nonna Lindiri. Sedie che facevano "carei e canou", leggere, cigolanti e antiche. Queste particolari, tra altri vecchi mobiletti, hanno il fondo impagliato consunto. Sopra, dei cuscimi dozzinali, estremamente colorati e malconci. Immagino pioggia, piscio di gatti o cani. Is treversas, in parte mancanti, rendevano le due sedie instabili e inutilizzabili.
Io sotto la pioggia che continuo a valutare l'entità del danno subito da queste sedie, non "sedute". Mentre penso/valuto/ricordo, la mia vicina esce di casa e io approfitto per chiederle se davvero le stesse buttando. La domanda è stupida e me ne rendo conto, ciononostante e proprio perché mi sembra davvero assurdo si possano buttare delle così belle sedie, aspetto la risposta. Mi risponde nel modo più ovvio: si! Le sta buttando. Racconta che non sono mai state sue e di averle trovate nella rimessa come eredità del vecchio padrone.
Io conoscevo "quel" padrone. Signor Giovanni. Era un uomo molto curato. Nel suo garage, negli anni 90 del secolo scorso, c'era una 128 fiat bordeaux. Tutti i sabato mattina toglieva l'auto dal garage e, armato di Vetril e strofinacci, lucidava le cromature dei paraurti in metallo. Lo immagino a curare le sedie con la stessa cura e ancora di più, sento che quelle sedie meritino un'altra opportunità e infatti, le imbraccio felice portandole a casa dopo aver debitamente ringraziato la mia vicina di casa.
Intreccio la iuta con i pensieri di vite passate e mi rendo conto che tra le mani ho un pezzo di storia, anzi, di storie.
Mi fanno male le mani. Il gomito di iuta non è maneggevole e le dita mi dolgono. Nel passato, quando le sedie di questo tipo, erano in uso in tutte le case, certamente si consumavano e perciò, il lavoro di rimetterle in forma spettava a qualcuno.
Ricordo un uomo in bici, nera e antica con una cassetta nel posto passeggero che conteneva matasse, sullonis e altri piccoli attrezzi. Tziu Bruschinu lo chiamavamo. Chissà come si chiamava per davvero?! Lui era la persona che rimetteva in sesto le "sedute" delle sedie.
Davvero il fondo della mia sedia è imperfetto. Nodi visibili e tante irregolarita ma, intrecciata con amore e allora... Lunga nuova vita a is cariras antigas
Claudia Serra